Gli autori, le opere, i testi (II parte)

Intermezzo musicale

Franz Liszt (1811 – 1886)

Rigoletto. Paraphrase de concert, S 434

Parafrasi basata sul quartetto “Bella figlia dell’amore”, dell’opera di Giuseppe Verdi.
Solo pianoforte

Gioachino Rossini (1792-1868)

da Guglielmo Tell
Dramma lirico in quattro atti, libretto di C. Bassi per la versione italiana, prima rappresentazione 1828)
La storia si svolge nel XVIII secolo e racconta di Guglielmo Tell che raduna gli Svizzeri contro gli Austriaci per condurli verso la libertà.È cantato da un gruppo di uomini al rientro da una battuta di caccia. Tutto è bellezza e serenità, ma i suoni dei corni segnalano una presenza straniera che sarà motivo di rivolta degli svizzeri.
Del raggiante lago in seno: è cantato da un gruppo di uomini al rientro da una battuta di caccia. Tutto è bellezza e serenità, ma i suoni dei corni segnalano una presenza straniera che sarà motivo di rivolta degli svizzeri.
La tua danza si leggera: insieme al balletto che la precede fanno percepire che si è al momento della rivolta, che inizierà guidata da Guglielmo Tell e che porterà, dopo molteplici peripezie alla vittoria finale e alla gioia collettiva e cosmica della libertà.
Cinto il crine: Inno d’amore che benedice le nozze di tre coppie del Cantone di Uri.

Cinto il crine (atto I, scena VIII)
Coro
: Cinto il crine di bei fiori, fra gli amori scendi Imen.
Teco alfine pace scenda e ne renda lieti appien:
per te solo tace il duolo, per te lieto vive il cor.
Muta resta la tempesta nelle gioie dell’amor.
Qualche calma spera l’alma nell’ebbrezza del piacer.

Del raggiante lago in seno (atto II scena I)
Un cacciatore
: Qual suon?.. Udiam
Coro di pastoriDel raggiante lago in seno, cade il giorno.
Il suo placido sereno sparve intorno.
La campana del villaggio di partenza è a noi messaggio.
Già cade il dì.
Un cacciatore: La molesta voce è questa
del monotono pastor.
CoroDi Gessler risuona il corno.
Ciascun riede al suo soggiorno.
Già cade il dì.

La tua danza sì leggera (atto III, scena II)
Coretto di SvizzeriLa tua danza sì leggiera,
Pastorella forestiera, oggi al canto s’unirà.
Coretto di Donne svizzere: Quell’agil piè ch’egual non ha,
invan l’augel seguir potrà.
Coretto di SvizzeriNon ha aprile un fior più gentile, che sia simile a tua beltà

 Giuseppe Verdi (1813-1901)

da Trovatore
Dramma lirico in quattro atti, libretto di S. Cammarano, prima rappresentazione 1853, parte della trilogia popolare con Traviata e Rigoletto.
La vicenda si articola intorno a Leonora, innamorata ricambiata di Manrico, il trovatore, ma amata anche dal conte di Luna. Il conflitto tra i due uomini porterà alla morte di Manrico per ordine del conte e al suicidio di Leonora; solo allora si scoprirà che i due erano fratelli separati da piccolissimi, con Manrico rapito per vendetta dalla gitana Azucena.

Coro degli zingari (Atto II, scena I)
Coro: Vedi! Le fosche notturne spoglie de’ cieli sveste l’immensa volta:
sembra una vedova che alfin si toglie i bruni panni ond’era involta.
All’opra! All’opra! Dagli… martella…
Chi del gitano i giorni abbella? La zingarella!
Versami un tratto; lena e coraggio il corpo e l’anima traggon dal bere. Oh! guarda, guarda! del sole un raggio brilla più vivido nel mio bicchiere! All’opra, all’opra…Chi del gitano i giorni abbella? La zingarella.

da Macbeth
Dramma lirico in quattro atti, su libretto di Francesco Maria Piave, prima rappresentazione 1847.
la Scozia sottostà alla tirannia di Macbeth e della sua feroce moglie, e il lamento dei profughi è struggente. Ma come da profezia delle Streghe presto McDuff ucciderà il tiranno, mentre Lady Macbeth morirà delirando.

Patria oppressa
Coro
: Patria oppressa! Il dolce nome, no, di madre aver non puoi,
Or che tutta a figli tuoi sei conversa in un avel.
D’orfanelli e di piangenti, chi lo sposo e chi la prole,
al venir del nuovo Sole, s’alza un grido e fere il Ciel.
A quel grido il Ciel risponde quasi voglia, impietosito,
propagar per l’infinito, Patria oppressa, il tuo dolor.
Suona a morto ognor la squilla, ma nessuno audace è tanto
che pur doni un vano pianto a chi soffre ed a chi muor.

da Nabucco
Dramma lirico in quattro atti, libretto di T. Solera, prima rappresentazione 1842.
Durante la deportazione degli Ebrei, ridotti in schiavitù, in Assiria, si leva il canto all’unisono di sconvolgente nostalgia per la Patria perduta. È forse il brano lirico più conosciuto al mondo, intonato nei momenti più bui come speranza di ritrovare libertà e la pace.

Va’ pensiero (atto III, scena IV)
Coro: Va, pensiero, sull’ali dorate, va, ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta, di Sionne le torri atterrate
Oh mia Patria sì bella e perduta! O membranza sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vati, perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi, si favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati, traggi un suono di crudo lamento
O t’ispiri il Signore un concento, che ne infonda al patire virtù!
Al patire virtù!